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Per stare bene, fai del bene!

Cinque modi in cui il volontariato migliora la vita di chi si mette al servizio degli altri.

Sette milioni di italiani dedicano parte del loro tempo al volontariato: 126 milioni di ore al mese trascorsi al servizio degli altri, ma con il grande vantaggio di fare del bene a se stessi. Sono tanti i modi in cui si può dare una mano: servendo pasti ai bisognosi, mettendosi al volante di un’ambulanza o impegnandosi in una onlus. In ogni caso, chiunque abbia provato questa magnifica esperienza, può capire quale miglioramento sia in grado di apportare nella propria vita e nel modo di guardare al mondo. Non è una sensazione, ma un dato di fatto che viene confermato da numerose ricerche.

Ecco cinque conseguenze positive su chi dedica tempo e impegno per aiutare gli altri.

  1. Migliorano le funzionalità e si riducono le patologie. Fare volontariato è un modo per condurre una vita più sana e incrementare le relazioni affettive, due fattori fondamentali per diminuire il rischio di malattia. Secondo gli esperti le probabilità di ammalarsi di tumore sono dimezzate per i volontari!
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  1. Si abbassa lo stress. Mettersi al servizio degli altri dà molta soddisfazione, ci si sente utili e si “allenano” funzioni mentali e fisiche, combattendo così lo stress legato all’invecchiamento e riducendo il rischio di isolamento e depressione.
  2. Ci si arricchisce. In qualsiasi forma di volontariato si entra in contatto con realtà in genere molto diverse da quelle vissute ogni giorno, si assimilano molte informazioni, si imparano nuovi modi di lavorare e si arricchisce il proprio bagaglio culturale.
  3. Aumenta la fiducia in se stessi. Molte persone non si sentono in grado di prendersi cura degli altri o convivono con la sensazione di inadeguatezza nello svolgere compiti di responsabilità. Nel mondo del volontariato ciascuno è indispensabile e l’attività al servizio degli altri fa crescere l’autostima.
  4. Si dà il via a un circolo virtuoso. Fare del bene innesca il meccanismo della ricompensa: nel momento in cui si mette in atto un’azione benefica si attivano aree del cervello legate a questo meccanismo, che riconosce le esperienze che fanno piacere e spinge a riproporle.

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