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L'essenza di Marrakech

Incantevole, la piazza principale con al centro la medina offre lo spettacolo che ci si aspetta

A chi ci arriva per la prima volta, con tre ore di volo dall’Italia, Jemaa el-Fna, la piazza principale e centro della medina, il simbolo e l’essenza di Marrakech, offre esattamente lo spettacolo che uno si aspetta. Anche perché il cuore pulsante della città rossa è stata raccontata innumerevoli volte al cinema.
Questo grande palcoscenico, dove il tempo sembra essersi fermato e dove ogni giorno va in scena gran parte di tutta la vita sociale della città moresca, stordisce e incatena al suo fascino eterno, così caotico, disordinato, misterioso. Gli incantatori di serpenti, che fanno gruppo con gli addestratori di scimmie, oggi come ieri attirano i turisti con prevedibili show. Quando scende la sera, le voci dei venditori delle montagne di arance, esposte su carri, di kefta, polpette di carne insaporite con coriandolo, di fumanti merguez, salsicce di agnello, e di cous cous che si possono gustare seduti a uno delle decine di banchetti e tavoli che allestiscono la piazza in una gigantesca sagra senza fine. Sono le voci che, dal 18 maggio 2001, l’Unesco ha dichiarato Patrimonio orale dell’umanita.

A zonzo per i quartieri di Marrakech

Fuori le mura della città antica, Guéliz, a nordovest, è la seconda anima di Marrakech. Il quartiere residenziale (o Ville Nouvelle), che fu fondato dai francesi nel 1913, è un fiorire di ville Art Deco, roseti, ampi viali, rondò e palazzi d’epoca coloniale, come il Gidel, all’angolo di avenue Mohammed V e rue de la Liberté. Ospita uno dei locali storici, fra i ritrovi irrinunciabili della città: il Café Renaissance, in stile originale parigino degli anni ’50. Proseguendo verso sud, Guéliz diventa Hivernage. L’elegante quartiere residenziale d’epoca coloniale custodisce uno degli angoli più verdi della città: i giardini imperiali della Menara, un’oasi di pace e serenità ricco di ulivi, aranci, palme, un tempo rifugio privato dei sultani almohadi, una delle cinque dinastie che dominarono la città.

Tra musei e antichi palazzi

Da Guéliz, lungo il viale alberato di avenue Mohammed V si torna nel cuore antico attraverso Bab Nkob, una delle monumentali porte (bab) che si aprono nei 19 chilometri di bastioni d’argilla che circondano la medina. Dentro le mura, il fascino del passato opulento e imperiale del Marocco è evidente ancora oggi attraverso le decorazioni di mosaici di Palazzo Dar Si Said, ora sede del museo omonimo d’arte e cultura berbera, o nei soffitti di cedro dipinti con arabeschi del vicino Palazzo Bahia, capolavoro architettonico del XIX secolo. Non lontano, nei pressi di Bab Agnaou ci sono le rovine maestose del Palazzo el-Badi, un tempo considerato la meraviglia del mondo musulmano, le tombe Saadiane (la necropoli reale del XIV-XVI secolo) e il Mellah, l’antico quartiere ebraico del XVI secolo.

In collaborazione con TuristiPerCaso

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