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Opel Adam: piccola ma con tanto carattere

Piccola, scattante, sportiva e adatta alla città

A distanza di oltre un secolo dalla dipartita di Adam Von Opel, l'ottocentesco fondatore dell'omonima Casa automobilistica, nasce ora il suo alter ego a quattro ruote. Non si rivolterà nella tomba, il leggendario imprenditore tedesco, all'avviso che una vettura che porta il suo stesso nome, dopo aver euforicamente debuttato sulle scorrevoli e libertine 'strassen' della madrepatria, ha di recente preso a circolare anche sulle cagionevoli arterie italiane. Dopotutto la Adam, nome proprio che la politica del marchio impone di battere in stampatello maiuscolo quasi fosse un acrostico biblico (ma noi non ci pieghiamo agli entusiastici dettami di un ufficio marketing), a sgattaiolare tra i vicoli delle ricche (per quanto, ancora?) città di provincia o a sobbalzare sulle rotaie del tram delle caotiche e modaiole metropoli del Belpaese si sentirà come catapultata in un rassicurante habitat naturale.

Fashion victim

Più Mini o più 500, la Adam? Sia della fortunata 'lady' inglese, sia della nostalgica ragazzina mediterranea, la teutonica avversaria riprende in realtà il lato migliore: forme morbide e raggomitolate come la Fiat, nervi a fiori di pelle non appena si esca da un parcheggio come la compatta sportiva del Gruppo Bmw. Fattore in comune a tutte e tre, l'imbarazzante spettro di combinazioni. Già, il suo guardaroba è degno di una capricciosa star e ammucchia dodici colorazioni esterne, circa trenta tra cerchi in lega da 16', 17' e 18', inoltre temi celesti e silvestri per il rivestimento interno del padiglione, modanature, adesivi, copri-specchietti in tinta o a contrasto, pelle o tessuto per ricoprire i sedili. In campo tecnologico, la tentazione si chiama infine IntelliLink. Richiede tempo, la costruzione di una Adam su misura: 30 mila, 100 mila, nemmeno in Opel sanno quanti esemplari tra loro differenti potrebbero un giorno circolare sulle strade del Vecchio Continente. Tanto che, se non si hanno già le idee chiare, in concessionaria verrete prima reindirizzati all'apposito configuratore on line.

Benzina verde per non restare al verde

Ad attribuirsi i meriti della fama di 'piccola e inc...ata' è soprattutto l'assetto, degno di un'utilitaria da serie monomarca. Il parco motori, quello no, non fa la gioia dei più irriducibili 'race addicted': cucito su misura per un neopatentato il 1.2 da 70 CV, adatto a un impiego misto urbano/extraurbano il 1.4 da 87 CV. Più spinto, infine, ma non al punto da marcare una differenza sensibile, il pari cilindrata nello step da 100 CV. Proprio la versione base del 1.4 a benzina, carburante che per precisa policy aziendale alimenta ogni modello di gamma e pure dovrebbe seguitare a farlo anche in futuro (troppo costoso, in rapporto al segmento, un motore diesel: arriverà semmai un 3 cilindri turbo), è l'unità che equipaggia la Adam oggetto del test. Il cesto delle novità è tuttavia talmente colmo da ogni bordo che vale la pena, prima di affrontare il capitolo dinamico, uscire dal cofano e allontanarsi dal corpo macchina per formulare un giudizio estetico d'insieme.

Porte, tre. Personalità, infinite

Chi rimprovera al Centro stile di Gruppo GM di aver disegnato la sua chic citycar su carta carbone, sotto di essa la sagoma del popolare Cinquino nostrano, non ha proprio tutti i torti. Il profilo tradisce in realtà anche un tocco di Ford Ka, della 500 comunque gemella eterozigote, e persino – all'anteriore - di Micra vecchia generazione. Fari ipertiroidei, superfici delle lamiere attraversate sottotraccia da una dolce pressione centrifuga, angolo tra passaruota e montante A dall'apertura del tutto simile alla best seller giapponese. Per non parlare della curva a raggio progressivo percorsa dal tettuccio, motivo sottolineato anche dalla cornice cromata che ne ricalca l'andatura. Proprio l'impressionante e originale tetto 'sospeso', visivamente staccato dal resto della carrozzeria, consente la realizzazione di combinazioni cromatiche bicolori che allo spirito della vettura si adattano perfettamente. Nasce su architettura rigorosamente a 3 porte, la più piccina del listino di Russelsheim, e in termini pratici non è esattamente una buona notizia: per quanto siano inserti di pregevole fattura e di massima coerenza nel contesto di una fiancata semplice ma sapientemente movimentata, le portiere sono assi dal peso non indifferente e dagli ingombri tali, al momento di essere spalancate, da piantare spesso e volentieri una 'zuccata' contro pali, muri o marciapiedi. È il destino di innumerevoli coppie di sportelli che da soli si sobbarcano il ruolo di 'access point' all'abitacolo: dunque cautela, quando si afferra la maniglia e si fa per aprire.

Bagagliaio tascabile

Il portellone sotto cui si cela il vano bagagli, sormontato da mini alettone come impone la moda del momento, è a sua volta più orientato al design che non al senso pratico. E a proposito di bagagliaio: pur rientrando a pieno titolo nella categoria dei pozzetti mignon, e la mission della Adam non è affatto quella di far concorrenza alle compagnie di traslochi, 170 litri di capienza ne fanno pur sempre una soluzione più accogliente di quanto accada al 'bauletto' della Mini. Tuttavia, la soglia di carico è estremamente alta da terra (81 cm) e le manovre di carico/scarico mettono a nudo, della nostra candidata, gli aspetti più infelici. Intendiamoci: due o tre borse della spesa entrano senza problemi, un trolley in formato standard pure, ma per le valigie da vacanza di medio lungo termine è necessario abbattere gli schienali dei sedili di secondo ordine (663 litri), separati secondo lo schema 50/50.

Lato B per passeggeri di serie B

Passando ai locali riservati agli esseri umani: spazio a volontà per gli inquilini anteriori, un grado di comfort decisamente da segmento superiore. Nota dolente, invece, l'ingresso e il soggiorno sulle poltroncine della fila B. Mancano due portiere dedicate, ma anche una volta che si abbia trovato posto, a meno che non si goda di un'ancora tenera età o si frequentino lezioni di yoga, si viaggia appollaiati e probabilmente di malumore. L'omologazione è per quattro, e ci mancherebbe: la vaschetta portaoggetti che divide i sedili anteriori si prolunga fino al divanetto degli ospiti, separando i passeggeri in due scomparti netti. A ben guardare, chi è di bassa statura e magra corporatura anche lì di dietro può ritagliarsi una posizione non troppo sacrificata: c'è pure la rientranza porta bevande e un pratico poggiatesta. Ma nel complesso restano, i sedili posteriori, sistemazioni di emergenza. Posto guida: pensato per una posizione né sportiva né rialzata, è adatto ad autisti di ogni taglia anche in ragione della regolazione telescopica del volante, opzione ad esempio che la 500 esclude. Ricercato ma razionale il pannello strumenti, dai comandi a portata di click e la solita accademia di design che ci mette sempre lo zampino.

IntelliOpel

Fiore all'occhiello della plancia è però il display da 7' touch screen, collegabile al proprio smartphone via Bluetooth ma anche via cavo. Di serie sugli allestimenti Glam e Slam, l'IntelliLink non incorpora inizialmente alcun programma di navigazione: sempre in un'ottica di intelligente 'spending review', Opel conta sulla diffusione della cartografia elettronica nella memoria dei cellulari di proprietà. Scaricando a 50 euro l'applicazione BringGo, si naviga così su iPhone o Android mentre le immagini vengono proiettate sullo schermo auto. Si può facilmente accedere anche a playlist personali, gallerie fotografiche, rubriche telefoniche e ad altri dispositivi e dati. A bocce ferme, è possibile inoltre guardare video o slide show personalizzati. Un'altra utile 'app' per Intellilink è Stitcher, radio internet globale in podcast che consente di ascoltare programmi dal vivo o in differita. Una volta scaricato Stitcher sullo smartphone, attraverso il touch screen di IntelliLink si può accedere a oltre 10.000 show radiofonici e stazioni dal vivo di tutto il mondo. Roba da 'nativi digitali', target al quale dopotutto la Adam è fortemente interessata.

Formula Adam

Non è automobile per 'vecchi', l'utilitaria eretta sullo stesso pianale meccanico dell'Opel Corsa, e lo si apprende meglio dopo aver ruotato la chiave nella fessura e aver maneggiato volante e pedali per qualche centinaio di metri. Sarà anche leggero, lo sterzo, ma è rapido e preciso come nessun'altra competitor diretta. E l'assetto, che sorpresa! Specie se si calzano pneumatici dall'impronta generosa, e il magazzino Opel presta alla Adam numerosi prodotti di lignaggio corsaiolo (215/45 R17 le misure del set di gomme montato sulla nostra), l'esperienza di guida e quella di copilota rivaleggiano tranquillamente con una prova speciale del Trofeo Rally Asfalto. L'ingresso in curva è rapido, accompagnato da un rassicurante filo di sottosterzo, il grip è elevato in qualsiasi condizione. Dovesse, la fisica, alzare bandiera bianca, allora entra in scena l'Esp e il suo stile di intervento particolarmente tempestivo. E pensare che la piattaforma conta su un semplice avantreno McPherson e su un retrotreno a ruote interconnesse che di speciale non avrebbero proprio niente.

Veste una quinta, ma non abbondante

Se la Adam 1.4, che in termodinamica non brilla certo per valori assoluti (87 CV a 6000 giri/minuto, 130 Nm a 4000 giri, 167 km/h di velocità massima, 11,6 secondi sulla distanza 0- 100 km/h), trasmette lo stesso go-kart feeling (o quasi) della più anziana e blasonata Mini, il segreto risiede quindi nel perfetto equilibrio tra peso (1120 kg), dimensioni ridotte (3,7 m x 1,7 m x 1,4 m, interasse di 2,3 metri), saggia ripartizione delle masse (63/37) e un briciolo di motore. Consumi? Dichiarati, quasi 20 km/l. Nell'uso spensierato fanno dai 13 ai 15 km/l, e in giro c'è di peggio. Sconta però la mancanza, la nostra Adam, di una sesta di riposo, o quantomeno di una quinta marcia un po' più lunga di quella in dotazione (tutti i rapporti, per la verità, sono corti e ravvicinati): ai canonici 130 km/h autostradali, il 4 cilindri anteriore si sforza infatti in modo innaturale. Già che si parla di andature sostenute, il grado di interferenza acustica è sopportabile ma non di più: limiti aerodinamici ancor prima che problemi di isolamento del motore espongono la cellula abitativa ai fruscii esterni. Silenziosità assoluta, per contro, ai regimi di rotazione minimi. Tra le caratteristiche di Adam ideali, invece, per affrontare l'ambiente urbano, si contano il Park Assist di nuova generazione che parcheggia automaticamente la vettura, il sistema di rilevazione angolo cieco Side Blind Spot Alert e il servosterzo con modalità City 'light touch'. Mini, 500, ma anche Audi A1, Citroen DS3. Sempre più costruttori contribuiscono ad ingrossare oggigiorno la divisione delle cittadine sfiziose, potenziale prodotto di galleggiamento in un mercato saturo di proposte tradizionali e carente di domanda in generale. Modellino fuori dagli schemi, la Adam, che se indovina il giusto giro di giostra potrà inoltre guadagnarsi le prime pagine delle riviste e non solo di quelle specializzare, adatta com'è a trasportare attori, cantanti e soubrette in cerca di visibilità 'ecosostenibile' e politically correct. Ma a differenza di molte vetture dalla filosofia comparabile, lei punta dritta alla modernità senza ispirarsi ad alcun mito del passato. Se non in quel nome dal sapore d'altri tempi.


In collaborazione con Newstreet

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