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Vernaccia e zafferano: San Gimignano non si lascia dimenticare...

Incastonato su una verdissima collina del senese troviamo San Gimignano, gioiello medievale riccamente decorato da numerose torri e da palazzi.

Appuntamenti a base di tradizione e folklore, happening culturali e performance teatrali: ecco quanto ci propone questo borgo toscano emblema di prosperità e benessere. Che, però, pensa anche ai nostri sensi, dedicando loro due meraviglie che sanno di natura e di storia: lo zafferano e la vernaccia...

'Oro rosso': così, in riferimento al suo colore puro, è stata ribattezzata la profumatissima spezia, protagonista nella storia del paese, traino per il suo sviluppo economico fin dall'antichità, utilizzatissima in molteplici ambiti, dalla farmacia alla gastronomia, passando per la pittura.

Esportato fin dal XIII secolo con sorprendente successo - nonostante il prezzo salatissimo! - verso rotte africane normalmente non battute (Alessandria d'Egitto, Tripoli, Tunisi...), lo zafferano veniva anche usato come moneta, ed inoltre servì al Vescovo di Volterra per corrompere la curia romana e al Comune sangimignanese per ringraziare Carlo D'Angiò della sua difesa nella vertenza contro Volterra. Sulla qualità dell''oro rosso' vegliavano diverse figure: gli speziali, che, rigorosissimi, lo validavano e decretavano commercializzabile; i 'circatori', che si occupavano di distinguerlo da quello catalano; i 'taratori', che ne stabilivano il prezzo e le tare nel tempo.

Questa spezia fortemente italica e fregiata del marchio DOP che, complice la riscoperta dell'universo del naturale e bio, cavalca attualmente il trend, parla soprattutto al nostro gusto ed al nostro olfatto, grazie al suo caratteristico ed intenso aroma. La sua sottilissima polvere è il frutto di una lavorazione realizzata con metodi naturali e, in larga parte, nel rispetto delle tradizioni medievali: il 'Crocus Savitus' - per usare la denominazione scientifica di questa specie vegetale resistente anche in caso di neve e gelo - viene essiccato e trattato con grandissima attenzione per i suoi stigmi, la cui integrità è il presupposto necessario per il mantenimento del profumo.

Oltre a conferire il suo tocco particolare a una vasta gamma di specialità gastronomiche - dalle carni ai gelati fino alla tipica schiacciata toscana - l'oro di San Gimignano mette le sue sfumature cromatiche a disposizione della pittura e le sue mille proprietà al servizio della farmacia. Digestivo, calmante, analgesico, antiossidante: lo zafferano possiede mille virtù, ed inoltre, grazie alle vitamine B1 e B2 e ai carotenoidi che contiene, stimola il metabolismo e potenzia le difese immunitarie...

Altro vanto sangimignanese, come su accennato, è la vernaccia, primo vino italiano a marchio DOP, che, dal 1993, ha ottenuto anche la denominazione DOCG: la sua dolcezza piena ma non stucchevole, sottolineata da un retrogusto di mandorla amara, completa il ventaglio di proposte delle cantine toscane, popolate più che altro da rossi.

Un bianco secco caratterizzato da un aroma floreale-fruttato, di colore giallo paglierino e con gradazione alcolica dell'11%: ecco il DNA di questa eccellenza della viticoltura, frutto di uve dai grappoli piramidali, costituiti da acini giallo-ambrati molto resistenti ai parassiti.

Questo vino illustre, immancabile su tavole imbandite con carni, pesci e formaggi di breve stagionatura, è apprezzabile soprattutto se consumato fresco, ad una temperatura di 11-12°, ed esiste anche nella versione riserva; da qualche anno, inoltre, si sta prendendo consapevolezza della sua ottima resa su invecchiamento.

Tra gli estimatori di questo vino pregiato, che fa la sua comparsa nel 1200, numerosi nobili, tra cui Lorenzo il Magnifico, che ne faceva spesso richiesta al Comune di San Gimignano, ma anche Dante: nel canto XIV del Purgatorio troviamo tessute le lodi della vernaccia, insistentemente desiderata da papa Martino V, colpevole di peccare di gola...

Al ligure Vieri de' Bardi e ai suoi figli il merito di aver scritto le prime pagine della storia di questo rinomato bianco, la cui denominazione presenta una trafila etimologia tuttora controversa: alcuni storici della lingua, infatti, affermano che la base originaria del termine sia costituita dal latino 'vernaculum' 'del posto, autoctono', altri individuano invece nella parola 'verna', e cioè: 'inverno', la matrice lessicale, che evocherebbe un vino con cui ci scaldarsi durante i mesi invernali; altre scuole di pensiero, poi, accreditano una derivazione dal toponimo 'Vernazza', relativo ad una località delle Cinque Terre dove si produce un vino omonimo, ed altre, ancora, dalle denominazioni di due vitigni, rispettivamente spagnolo e francese: Garnacha o Grenache...

Se desideriamo regalare un'esperienza ai nostri sensi, gustando specialità tipiche all'aroma di zafferano ed assaporando un calice di vernaccia, bianco toscano per eccellenza, partiamo per San Gimignano non prima, però, di aver acquistato Driver IT: la polizza soccorso stradale per i nostri viaggi in auto!

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