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In Toscana per borghi medioevali

La terra di Dante e le sue mille bellezze.

Lo sapevate che anche l'Italia ha la sua Stonehenge? Si trova in Toscana, nelle campagne attorno Pitigliano, Sorano e Sovana, cuore della Maremma. I tre comuni celano un mondo sotterraneo, fatto di tombe, gallerie e cunicoli per il drenaggio delle acque, stalle, cantine, colombari con nicchie allineate come fossero giganteschi alveari, e, soprattutto di "vie cave", le gigantesche "tagliate". Ce ne sono circa una cinquantina: sono lunghi e profondi percorsi, ricavati dal taglio della roccia tufacea, che sembrano degli enormi corridoi che s'addentrano all'interno della roccia stessa. Che funzione avevano queste misteriose opere? Alcuni archeologi sostengono che servissero per far defluire l'acqua piovana dai pianori alti, convogliandola nelle gole, in modo da immetterla nei corsi d'acqua a valle. Altri, ed è l'ipotesi più comune, ritengono che avessero la semplice funzione di strade. Una delle più spettacolari è la via cava di Fratenuti, con pareti che raggiungono i 20 metri e che evocano l'ingresso in un mondo di giganti. Tra le più lunghe c'è quella di San Giuseppe: si prosegue in un percorso sinuoso in un intreccio di felci e funghi rari, muschi e rovi, grazie al particolare microclima di questi ambienti umidi e ombrosi. Oltre alle vie cave, tutte e tre le cittadine vantano un ricco patrimonio storico e artistico.

La mano di Orlando

Pitigliano è nota ai più come la "Piccola Gerusalemme", in quanto per molto tempo qui ha vissuto una comunità di Ebrei. E quell'esempio di integrazione si ritrova ancora nel Ghetto, con la Sinagoga. Al di sotto si sviluppano vari ambienti scavati nel tufo: il bagno rituale, il macello e la cantina kasher, il forno degli azzimi (per cuocere il pane non lievitato), la tintoria. Gli altri gioielli del paese sono l'acquedotto seicentesco, la fontana medicea a cinque archi e la Cattedrale. Ma poco prima del bivio per Pitigliano, lungo la provinciale per Sorano, si trova un grande macigno: a ben guardarlo sembra una mano chiusa a pugno. La tradizione popolare ritiene sia la mano di Orlando, famoso paladino di Carlo Magno. Si racconta che l'imperatore chiamò Orlando perché lo aiutasse a espugnare Sovana, che continuava a resistere. Il paladino iniziò a pregare e, in preda a un fervore mistico, strinse così forte un masso tufaceo da fargli assumere la strana forma che conserva ancora oggi.

Piccoli gioielli e grotte scavate nel tufo

Il borgo di Sovana è inserito tra i "cento borghi più belli d'Italia" e patrimonio Unesco. è piccolo ma conserva tanti tesori, come la Cattedrale e la Rocca Aldobrandesca, simboli del potere spirituale e temporale che sembrano ancora vegliare sugli abitanti. Da vedere anche la Cattedrale di San Pietro (Duomo), che si eleva immensa nel verde alla fine del paese. L'originalità sta nei capitelli: il penultimo della fila di sinistra si distingue dagli altri per la forza espressiva delle decorazioni che evocano scene bibliche.

Infine Sorano, con la Fortezza Orsini che domina, con la sua enorme mole, il paese e la campagna circostante. A pochi chilometri, si trova l'insediamento rupestre di Vitozza: più di duecento grotte di varie forme e dimensioni, alcune delle quali comunicanti tra loro tramite scalinate interne scolpite nel tufo. Le grotte sono state abitate dal XII secolo al XVIII secolo e in alcune sono ben visibili ancora i forni per cuocere i cibi e le vasche dove si pigiava l'uva.


(In collaborazione con TuristiPerCaso)

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