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Karting: come, dove, perché

Dopo essere sbarcato in Inghilterra, in Francia e in Belgio, questo nuovo sport arriva in Italia, connotandosi fortemente come spettacolo di intrattenimento.

Il 1956 è l'anno di nascita di una disciplina sportiva figlia della povertà: il karting, frutto dell'inventiva di alcuni artigiani americani che, utilizzando alcuni tubi, quattro ruote e il motore di un tagliaerba, realizzarono l'antesignano dei caratteristici go-kart - cosiddetti ricalcando, probabilmente, la denominazione della prima azienda produttrice. Il karting rappresenta attualmente un banco di prova imprescindibile per ogni aspirante pilota di Formula Uno, ed annovera attualmente tra i suoi migliori atleti due giovani olandesi: Bas Lammers, trionfatore per i kart a marce, e Nyck De Vries, salito recentemente sul podio per la categoria monomarcia. Quest'ultimo, appena quattordicenne, ha fatto fino ad ora man bassa di premi e titoli, accaparrandosi sia il titolo mondiale che quello europeo per la classe KF3.

Torniamo, però, nelle cantine, nelle officine e nei garage americani in cui, alla fine degli anni Cinquanta, dilaga la moda di costruire go-kart, e alla straordinaria copertura mediatica che tiene a battesimo la nascita del karting, determinante nel decretarne la popolarità e, conseguentemente, il successo.

Dopo essere sbarcato in Inghilterra, in Francia e in Belgio, questo nuovo sport arriva in Italia, connotandosi fortemente come spettacolo di intrattenimento. Siamo all'inizio degli anni Sessanta e, tra numerosi appuntamenti e manifestazioni che nascono spontaneamente, nel Bel Paese si allestiscono le prime piste, si affermano i primi costruttori e nascono i primi club - localizzati a Livorno, Torino, Milano, e poi Firenze, Roma, Napoli e Ravenna - all'interno dei quali confluiscono gli appassionati.

Le prime competizioni si svolgono a Marina di Cecina, Padova, Cesena, Alessandria e Castellammare di Stabbia, mentre, tra i circuiti di rilievo, citiamo la pista 'Happy Valley' di Pinarella di Cervia, il Kartodromo di San Pancrazio di Parma, il Circuito di Pomposa di san Giuseppe di Comacchio, la Pista Azzurra di Jesolo e la Pista d'Oro di Roma.

Un anno molto importante per il karting made in Italy è il 1960, che registra la fondazione della Federazione Nazionale Karting e l'organizzazione del primo raduno nazionale ad opera della CSAI dell'Autodromo di Monza. Numerosi sono i tesserati in ambito europeo, soprattutto in Francia - dove se ne contano 12.000 - e in Inghilterra, dove ammontano a 5.500. Oltre che di numeri, la storia di questo sport è fatta anche di nomi: in primis, di quello di Giovanni Parrilla, creatore del primo motore go-kart. Classe 1911 e nativo di Longobucco, questo costruttore confeziona anche la motocicletta Sport monoalbero, su cui appone il marchio 'Parilla' (adattamento del suo cognome). I modelli da lui realizzati debuttano sul circuito di Lodi guidati dal pilota Bardelli, e riscuotono significativi consensi anche negli States e in Canada. Il prolifico Giovanni si dedica inoltre alla categoria degli scooter e ai motori a scoppio, e si attiva infine per l'istituzione della FIMAS (Fabbrica Italiana Motori a Scoppio).

Dal punto di vista tecnico e strutturale, il go-kart è rimasto fedele alla sua essenza originaria: zero sospensioni, motore basic (a due o a quattro tempi), telaio tubolare in acciaio con saldatura a filo. Per quanto riguarda il sistema di freni, poi, sono possibili alcune alternative: tre dischi per i modelli dotati di marce, uno posteriore per quelli monomarcia, collocazione anteriore per azionamento manuale.

I veicoli della generazione attuale, beneficiando delle ultimissime innovazioni tecnologiche, riescono a raggiungere i 150 km/h in gara e, in casi eccezionali, perfino i 200 km/h, con accelerazioni di 100 km/h in tre secondi: la potenza della Formula Uno nella semplicità di - solo apparentemente... - veicoli giocattolo.

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